
Menade di un canto
senza pause,
come da cocci
di un antico vaso
sale
la danza ebbra
dei tuoi passi
lievi
le ferite si smemorano
nelle braccia del dio
Le braccia del dio
La fragile creatura di dolore incontra la “follia” del dio, nella cui danza vorticosa prende la prima forma il suo spasimo interiore. L’impeto della pena sembra dominare ritmi e movenze, ma ne resta, alla fine, catturato, “purificato” in elemento sacrale, per sempre compiuto ed inoffensivo, come nel respiro eterno ed immobile di un’antica urna.
Non di Dioniso, dunque, ma di Apollo, taumaturgo e poeta, sono le braccia che offrono il riparo di una miracolosa leggerezza alla fascinosa sirena stanca.