U mostru nustranu (Il mostro casereccio)

Ciplope
F. Rachmuhl, C. Gastaut, “Odissea, Il viaggio di Ulisse”, WS Kids

Stu mostru è tutt’u nostru,
l’avemu dintr’a casa,
‘nta terra di Sicilia,
e nuddu facia casu.

Arriva lu giganti,
sintiti lu so’ passu,
mmucciativi, carusi,
chì pari siddiatu!

O mamma, quant’è ranni,
nni pari na muntagna!
Ma comu potti crisciri
nu lignu tant’amaru!

Eppuru c’è nu Grecu
chi non s’arrenni mai
e usa la so’ testa
pi nnesciri di guai.

Vaddati chi s’inventa
pi sé e i so’ cumpagni:
ci offri tantu vinu
pi’ farlu ‘mbriacari.

E poi ci scippa l’occhiu
chi, tantu, non sirbia,
picchì, cu facia u mali,
ormai nun ci vidia.

E bravu, Ulissi, evviva!
Vincisti n’autra vota,
e nni nsignasti ancora,
cu fatti e non paroli,

chi, cu cummatti, scampa
e cu s’arrenni, mori.

 

Il mostro casereccio

Nessuno
F. Rachmuhl, C. Gastaut, “Odissea, Il viaggio di Ulisse”, WS Kids

Questo mostro è tutto nostro,
ce l’abbiamo dentro casa,
nella terra di Sicilia,
e nessuno gli badava.

Arriva il gigante,
sentite il suo passo,
nascosti, bambini,
ché sembra di sasso!

Mamma, quant’è enorme,
sembra una montagna!
Ma com’è cresciuto
tanto velenoso!

Eppure c’è un Greco
che non gli si arrende
e usa la testa
per trarsi dai guai.

Guardate che inventa
per sé e i suoi compagni:
gli offre del vino
per farlo ubriacare.

E poi gli cava l’occhio
che, tanto, non serviva,
perché, facendo il male,
non ci vedeva mica.

E bravo, Ulisse, evviva!
Hai vinto un’altra volta,
e ci hai insegnato ancora,
a fatti e non parole,

che, chi combatte, scampa
e chi si arrende, muore.

Come la mela di Newton

StelleCome la mela di Newton,
la fine di un amore provoca
una rivoluzione cosmologica:
l’universo perde il suo centro
e si comincia ad osservarlo,
un po’ stupiti, con nuovi strumenti
che svelano un cielo ignoto;
così si puntano galassie inesplorate
alla ricerca di un pianeta abitabile
in un altro Sistema solare;
e nuove mappe vengono stese
ed altre saranno bruciate,
perché non resti di esso
che la luce di un ricordo.

 

 

Azzardi d’Astri

La fisica del sentimento rinnova leggi di disarmante e splendente incertezza; la parola è insieme strumento e forza: solo coordinate luminose di poesia possono descrivere cadute di verità e bagliori di senso. (M.R.I.)

Al porto

Porto con vele
©Lido Bettarini

C’è un silenzio irreale
che ci avvolge
e ci protegge
come dovessimo partire
ma io non parto
il mio viaggio sei tu
e tu non parti
sei con me
ferma
come una nota tenuta
un mi bemolle
languido
come tu sei
quando non nascondi
il tuo amore.

 

 

Stasi e musica

La vertigine del viaggio capovolta àncora la sorpresa lirica, consegnandoci quest’inedita cartolina, nella musicale semplicità di un attimo di vita. (M.R.I.)

Il tuo paese (a mia madre)

Ulivi
©Tonino Giampà

Qui
m’incanto di te

se mi raccontano
della tua infanzia

gli ulivi

che baciarono
i tuoi piccoli sogni.

Tu rispondevi
al canto delle cose

e non sapevi

quanto bruciasse
la terra
sotto i tuoi sandali leggeri

 

 

Infanzia in canto

La lirica annoda nel cerchio di un’intuizione amorosa luoghi e tempi… l’ignoto si fa dipinto, il discorso danza. (M.R.I.)

Per Elisa

I cigni selvatici
©Svend Otto S.

La partitura triste
nell’ala di dolore

Elisa non riuscì a finire…

e appese il pianto
a un osso di luna

tra le reti dolenti
disarmava il sortilegio

nel dettato dei colori

 

 

 

Reti e Versi

Il lavoro silenzioso e solitario di Elisa, nella fiaba di Andersen, diviene metafora della scrittura, che non può mai “coprire” per intero l’esperienza troppo umana del dolore. Ma l’ “incompiuto”, di volta in volta cupo, umoristico, fatato, del vissuto si trasforma, sotto l’ala della poesia, in occasione di luminosa sintesi simbolica.