Aci Castello: cronaca di un desiderio

Turchineggiando
©Davide Saporita, 2013

C’era una volta un desiderio: tutti sanno che, quando si tratta di desideri, bisogna fare nel cuore acrobazie per “custodire”, da una parte, ed “esprimere”, dall’altra. Allo stesso modo, a tutti i bambini e a tutti i poeti è chiaro che il desiderio serve soprattutto a chi lo porta dentro: serve a disegnare e ri-disegnare il tempo, lo spazio, e a mettersi poi in qualche modo speciale all’interno di quel paesaggio… Ognuno ha dentro di sé, che lo sappia o meno, varie cartine geografiche disegnate dai suoi desideri: capire chi siamo è tutto un rintracciarne le coordinate…
Sul nostro tappeto di fiabe (di Rosy, Maria Grazia, Davide, Ylenia e Maria Rosa) non conta, ma canta, l’età, il sesso, la non-professione, i colori e le misure di ciascuno: ci diamo la libertà di mescolare tutte queste cose, per incrociare coordinate e incontrare persone attraverso personaggi, mai viceversa… La differenza la fanno proprio i desideri: piu’ sono ben custoditi e ben espressi, piu’ diventa facile incontrarsi e raccontarsi; piu’ i desideri sono nascosti, imbacuccati e incastrati dentro il cuore, piu’ è complicato, quasi impossibile.
Un giorno di primavera a cuor leggero portammo i nostri desideri ad Aci Castello: ognuno di noi aveva già, certo, i suoi paesaggi interiori segreti, ma per tutti, subito, fiorirono in quel luogo altri desideri vecchi e nuovi, schiacciati tra il cielo e il mare in un abbraccio, in una via senz’uscita che però era la piu’ vicina ai nostri “bersagli” (castello e biblioteca)… Non importava se l’insegna del bar vicino si faceva già gioco di noi, in un tacito Scacco matto: per chi allestisce di mestiere partite nabokoviane tra vita e letteratura, poteva addirittura suonare di buon auspicio!
Nel castello c’è un custode, nel custode c’è un pozzo, nel pozzo ci sono dei desideri; nel custode c’è un castello, nel castello c’è un pozzo, nel pozzo ci sono dei desideri. I nostri desideri, sempre piu’ schiacciati tra cielo e mare e tenuti appena appena a terra dalle pietre del castello e dalla voce del custode, facevano fatica a entrare nel pozzo: finché, all’ultimo lancio, la monetina si fermò proprio sulla soglia e per un soffio non cadde nel pozzo. Si potrebbe pensare che sia stato un caso, ma in quella monetina ci parve di scorgere, al contrario, una risoluta quanto capricciosa consapevolezza, in grado di tenere testa a tutte le consapevolezze e le soglie spirituali di chi l’aveva lanciata… Scacco matto. In quel preciso momento, ci fu chiaro che non tutti i desideri si sarebbero realizzati, ma, con l’aiuto provvidenziale del custode, capimmo che ciò era un bene: i desideri che non sono sulla nostra strada, non realizzandosi, lasciano tempo, spazio e forza agli altri desideri, per disegnarci nel nostro paesaggio naturale. Scacco matto ai desideri non realizzati.
Nella biblioteca ci sono due ragazze, nelle due ragazze ci sono dei libri, nei libri ci sono dei sogni; nelle due ragazze c’è una biblioteca, nella biblioteca ci sono dei libri, nei libri ci sono dei sogni. I nostri sogni erano evidenziati d’azzurro a metà pagina e aperti… Aperti a tutti i colori che ricevevano e donavano in quell’angolo dipinto di mondo… Tutti i nostri oggetti di scena e di vita (tappeto, gomitolo, valigia, mappamondo, marionette con Fata Turchina in testa e alla mano) erano pronti a quello scambio ventoso di colori, desideri e sogni, e a tutte le turchinerie possibili immaginabili che l’amore multiforme per la vita e la letteratura può suggerire… Scacco matto all’odio.
Nei nomi (che abbiamo cercato d’imparare) ci sono i ragazzi di Aci Castello, nei ragazzi di Aci Castello ci sono i “personaggi” e le “persone” del loro presente, nei personaggi e nelle persone del loro presente ci sono le loro emozioni. Nei ragazzi di Aci Castello ci sono dei nomi, nei nomi ci sono i loro personaggi e le loro persone, nei loro personaggi e nelle loro persone ci sono le loro emozioni. Le nostre emozioni dicevano e collegavano, col filo rosso delle fiabe, nuovi nomi sulle pietre antiche dei nostri personaggi e delle nostre persone… Raccontando di Aci e Galatea, abbiamo scoperto che un fine non-lieto può essere l’inizio di qualcosa di diverso sulla nostra strada, trasformare i nostri desideri e trasformarci; che ci sono molti modi d’amare e l’amore vero non finisce, ma si trasforma, quando è vero per davvero e i desideri non sono orologi e altalene, o vivono imbacuccati per non prendere il raffreddore. Scacco matto agli orologi, alle altalene, e pure al raffreddore! Se non mettiamo gli altri sulle nostre altalene, nei nostri orologi, e dentro i nostri raffreddori, può capitare che gli altri diventino in noi delle sorgenti e dei colori e, così, non muoiano mai. Scacco matto alla morte.
Ora che siamo tornati qui nel nostro castello di carte e sul nostro tappeto di fiabe (di Rosy, Maria Grazia, Davide, Ylenia e Maria Rosa), con i desideri dei ragazzi di Aci Castello in valigia e i nostri desideri trasformati, i bersagli spostati, sappiamo (e anche questa consapevolezza è una turchineria) che torneremo ad Aci Castello… e il nostro unico desiderio sarà ascoltare quella bimba che ci diceva: “Io ho una storia”… E quando ci sentiremo dire dalla vita “Scacco matto”, avremo il felice sospetto di essere piu’ vicini alla meta.

Scrutando il cielo dei ricordi

Sistema solareScrutando il cielo dei ricordi
si aggiornano le mappe celesti
la costellazione del dolore
stupenda e irta di stelle
la nebulosa dell’amore
in cui è facile perdersi
e i gas le polveri e il nulla
della vita quotidiana
delle indifferenze
e dei rapporti fraterni
e i buchi neri in cui
a volte si precipita
e i pianeti e i satelliti
gli asteroidi gli anelli
il sistema solare delle persone
che abbiamo incontrato
la cui vita si è incrociata
con la nostra
come in un immenso cruciverba
insolubile.

 

 

Il sole e l’altre stelle

Ogni vita porta con sé costellazioni di significati: alla poesia il compito di tratteggiare mappe e rotte e incontri, che, attraversando il dolore e l’ombra, diano alla “nebbia di sempre” un respiro irrisolto di Luce. (M.R.I.)

Alice clandestina (via mare)

Alice Dai semi distratti
per fede crescono sogni

sento il disincanto caldo
sulla radice di nuvola

e tu attendi
un’altra pioggia

dentro la bottiglia

 

 

Infiniti d’acqua

Lasciamo al lettore decidere se l’acqua (elemento vitale per eccellenza) cancelli o trasporti i messaggi nella bottiglia della poesia, oltre i cartoni del desiderio e dell’identità.

Alice clandestina (via cielo)

Suspension of Disbelief
©Duy Huynh, 2012

La strada nei piedi
e il cuore in testa

Razionalità prendi il largo
lascia in me solo il sogno

Sospinta dalla fantasia
muta la bocca
gitana la mano

Raggiungo mete di confine
al limite del limite
torno in me
e riscopro le possibilità

Come un’Alice clandestina
naufrago su lidi inesplorati
Sapranno accogliermi?

Squilla l’immaginazione
vale la pena rispondere.

 

 

Abbandonarsi

La realtà quotidiana non è il solo dei mondi (e modi) possibili dove vivere la propria vita che spesso ha urgenze alternative, come quella di alienarsi nel luogo della fantasia dove, attraverso il pensiero o la penna, è possibile anche redimersi.

Visita a Vizzini (a G. Verga)

Palazzo Trao
Il fuoco! Avete il fuoco in casa! Aprite, don Ferdinando!

Ho bussato ai tuoi antichi
palazzi assonnati

e non fantasmi
ma anime fraterne
sono venute incontro

dolorose
al mio volto
sferzato dallo scirocco

nella pena immobile
di questo inferno
rassegnato

come le pietre del campanile
o la vallata
stanca
del pianto della civetta

 

 

Alle porte dei poeti

Le porte dei poeti custodiscono la vita: basta un tocco e le ombre ritornano indietro vivificate come al suono della cetra di Orfeo, per raccontarci, antiche Sibille, il nostro destino.
Esso si ripete uguale e doloroso, in uno scenario naturale, che ne è, al contempo, simbolo e muto testimone.