A Galileo

GalassiaA terra
le fragili ginocchia
nel giorno
dell’eclissi.

Ma il cielo
vicino all’audacia
degli occhi
non prostrati

nell’ora dei ciechi
ti spalanca

dorato

il riso delle galassie.

 

 

I piedi sulla terra e il cuore fra le stelle

Non le ginocchia piegate, ma gli occhi puntati come fari oltre l’angustia di luoghi e circostanze, sono preghiera che abilita a catturare il sacro respiro dell’universo.
Frate Sole… sora Luna e stelle, dentro di voi, dolce e silenzioso, un dio sorride a chi non si stanca di accarezzarvi dalla terra.

Zampini e colpi di coda

Neanche il tempo di dare una zampata ai gattopardi, che un nuovo candidato ci mette lo zampino: del resto, si sa, la nostalgia è una brutta bestia… e certe ferite continuano a bruciare.

NEWS DELL’ALTRO REGNO di Ylenia RiparanteCane candidato

ELEZIONI: presentato a sorpresa Giù le mani dalla ciotola, nuovo partito che conta già milioni di Cip, guaiti che chiedono nuove elezioni. Il programma elettorale ancora in fase di formulazione prevede già salde linee guida:
– Garantire più posti di lavoro eliminando contemporaneamente il problema rifiuti;
– Diminuire le tasse, prima tra tutte la proposta della misura sperimentale “animali beni di lusso” ;
– Presentazione alla camera di politici non tanto con il pedigree ma con zampe per terra, niente grilli per la testa, si accetta al massimo qualche pulce;
– Introduzione di modalità libere di pagamento con nuovi sistemi di scambio con moneta unica COCCOLE E BACI (possibilità di pagamento rateizzato IVA 0%);
– PELO libero per Tutti e dappertutto.
Leader del partito politico: PEPITO, già imprenditore delle ditte: Unghie e zampa, ruspe per il tuo giardino, Zamplifex divaniUrinalà, nuovi sistemi di irrigazione e Investigazioni Pepito, dacci una traccia e troviamo anche gli scheletri nell’armadio.
Il leader si dichiara fiducioso, in fondo, in casa, essendo l’unico cagnolino, ha già la Maggioranza!

FANTOZZI AL VOTO di Diego CaiazzoFantozzi

Lunedì 25 febbraio 2013, ore 12.
Fantozzi uscì di casa determinato a compiere un gesto dadaista: votare Grillo! Dopo una notte di tormenti e di indecisioni finalmente si era deciso: avrebbe mandato tutti col sedere per terra!
Lunedì 25 febbraio 2013, ore 12,05.
Fantozzi entrò come un automa nella cabina. Stava per compiere il suo sfregio alla classe politica di cui non aveva più stima votando per Grillo come grido di dolore quando all’improvviso, gli apparve (come a Costantino in sogno, prima della battaglia di Ponte Milvio, la croce con su scritto “IN HOC SIGNO VINCES”) il simbolo della falce e martello! E ricordò le manifestazioni, le letture di Rinascita a scuola, a dispetto dei Padri Domenicani che la gestivano, i Festival dell’Unità e i panini con le salamelle che aveva mangiato insieme coi “compagni”, i primi tornei di scacchi giocati nella locale sezione del PCI e della FGCI. Nella sua mente cominciarono a suonare le note di Bandiera rossa, l’Internazionale, l’inno dell’Unione Sovietica (bellissimo!) e Funiculì funiculà cantato dal coro dell’Armata Rossa! E infine, paterna, la voce di Bersani che lo rassicurava: il sol dell’avvenire era vicino…
Così, in preda ai fumi guasti dei ricordi degli anni settanta, prigioniero della sua giovinezza, mise la croce sul simbolo del PD.
Lunedì 25 febbraio 2013, ore 12,30.
Tornato a casa Fantozzi diede uno sguardo al calendario: non era il 1975. Si mise a letto con un gran mal di testa. Sua moglie, la signora Pina, gli portò il Corriere dello Sport, per farglielo leggere quando gli fosse passato. Sua figlia Mariangela giocava con l’iPad…

CACCIA ALLE STREGHE di Maria Rosa IrreraGiudici Berlusconi

Le streghe (notoriamente femministe e comuniste), dopo essersi riunite la notte di S. Giovanni per lo storico sabba milanese, hanno deciso di rompere lo specchiospecchiodellemiebrame di Silviolo e condannarlo a sette anni di s-figa. Il perverso rito processuale ha un evidente significato politico e appare come un’ingiustificata e diabolica presa di posizione contro un’innocua cultura maschilista millenaria, e un’ altrettanto innocua presa per il culo ventennale di tutto il popolo italiano. Si tratta della tardiva vendetta personale di una sparuta frangia estremista di streghe troppo abbronzate per via di quelle sfortunate “lampade magiche” ormai cadute in prescrizione.

Shahrazàd (una, nessuna e milleuna)

Le mille e una notte
Locandina dello spettacolo rappresentato il 19-08-’12 a Villa Piccolo

Versi spettrali
nelle ore smaltate:
la tenerezza vuota
a braccia aperte.

Sono un mondo
di sangue e stelle
da stordire d’azzurro

(la buca era così profonda
che è tutt’uno tornare bambina
e diventare donna).

La vitalità custodita della Villa
fra pensieri e alberi
forme antiche sotto teli di palpiti:

lo trovai in un cassetto e dentro
una metafora chiamata “Sicilia”,
negli scrigni contrari del cuore
una, nessuna e milleuna.

(Volli essere sua
da quando strappai in fretta il primo fiore
dal mio giardino di parole,
e su quello che lo divide dalla mia pelle
nacque un prato di stelle).

E si a notti sciarriata
cala ciauru mutu
supra i nustri cunti
e non sacciu a unni si[1]

Se i sogni scendono
e sciolgono e slacciano
senza i versi
e non so dove sei…

 


[1] E se la notte bisticciata/ fa scendere profumo muto/ sopra i nostri racconti/ e non so dove sei

 

 

Viva a parole

La parola poetica vive e fa vivere: apre vaste e contro-verse arcate d’Essere, si fa tempo-luogo d’incontro e racconto… (meta)teatro di ricchezza conflittuale, richiami magici, intense sintonie isolane.

“È già mattina”: gioco di confini nel nuovo libro di A. Samonà

copertina E' già mattina“Ora non solo sembra, ma esiste appieno
ciò che ieri è stato spostato,
ciò che è caduto sul pavimento,
ciò che è racchiuso nelle cornici.”
W. Szymborska

Leggere È già mattina (il nuovo libro di Alberto Samonà pubblicato da Bonanno Editore) significa incontrare e interrogare il senso di una filigrana narrativa che, attraverso una ricostruzione micro e macro-storica, e quindi calata in una contestualità spazio-temporale ben definita, attinge a una dimensione che sconfina, con altrettanta consapevolezza espressiva, nell’universale.
Se, infatti, il rapporto tra “particolare” e “universale”, dentro e sopra la Storia, è sempre insito in un’occupazione feconda dello spazio narrativo, qui la dimensione storica, lungi dall’essere ostacolo al lievito dell’universale, diviene addirittura complice del gioco di confini, tempi e spazi che articolano la narrazione, e la aprono a una nuova e peculiare con-testualità ricreata dalla coscienza del/i narratore/i e dei personaggi. Il titolo condensa già il gioco di confini spazio-temporali (e dunque identitari) che caratterizza la narrazione: all’indicazione di tempo si accompagna un avverbio (sempre di tempo) che implica e tradisce un punto di vista: “già” rispetto a cosa, soprattutto rispetto a chi? Nella cornice storica si versa, dunque, già dal titolo, il senso di una coscienza che, attraverso la parola, dà un significato fluido e problematico alle presenze della Storia stessa: abbiano esse tenere e umili coloriture affettive, rarefatti contorni di visioni o cupe ombre del/i Potere/i. Il caratteristico gioco di confini, piani e punti di vista, inquadra in una circolarità imperfetta, aperta e spiraliforme, attraverso una misura stilistica semplice e profonda, la storia di Alessandrina… che poi altro non è che la storia di una ricerca e ricchezza personale, sullo sfondo parlante e silente dei Luoghi di Sicilia… che poi altro non è che la Storia di una perdita e povertà collettiva. Al di là di ogni possibile nostalgia conservatrice (che sarebbe, per l’appunto, fuori-luogo), la recherche di Alberto Samonà consegna nel complesso il senso della Bellezza, e dunque della Responsabilità, della Parola colta nei giardini della Storia nel suo compito di memoria, amore e tensione di verità, al di là di schemi ideologici e scontati giudizi; in definitiva, nel suo compito di speranza e armonia: ecco perché i bambini di ieri e di oggi popolano la domenica mattina del finale.
Tutti i fili e confini che percorrono il tessuto narrativo (passato/presente, apparenza/essenza, tradizione/innovazione, visibile/invisibile, giorno/notte, sonno/veglia, corpo/spirito, vita/morte), confluiscono sulla linea metaletteraria del chiaroscuro parola-silenzio, nella sua duplice valenza. Da una parte il Silenzio che circonda l’anima delle cose e consente a una parola rispettosa e attenta di ricrearla; dall’altra il silenzio connivente e meschino di chi vorrebbe calare a proprio uso e consumo i sipari della Storia, e contro il quale insorge quella “coscienza” della quale si diceva sopra, a motivare l’azione narrativa e restituire, attraverso di essa, dignità e autenticità a percorsi umani e culturali.
È allora la creazione narrativa a “dividere il giorno dalla notte”, senza rigidi e bruschi scatti, né confusioni relativistiche: a rendere il senso e il segno complesso, fluido e profondo, della Storia e delle storie; come della coscienza che, poi, quella stessa Storia incontra, ricostruisce e “spiega”… e, in qualche modo, “cambia” (persino col paradosso della propria gattopardesca incapacità), dando di volta in volta agli eventi echi trascendenti, bagliori di tenerezza e lievi lampi d’ironia… Come nel commento del narratore di fronte alla meraviglia di un ex-incredulo: “Cose che capitano”… A fare da vivace spartiacque espressivo tra il nostro noto pragmatico e rigido presente e una Realtà piu’ ampia, stratificata e palpitante, aperta al soffio dell’Ideale, che, nondimeno, si afferma con tutto il suo richiamo di meraviglia, da custodire e rinnovare. Con una responsabilità delle proprie azioni-parole, e della propria storia, che non può essere, e infatti non viene, lasciata al caso.

Le notti di Casimiro*

Acquerello magico
Un “acquerello magico” di Casimiro Piccolo

Vegliava il grande marittimo
di tanti rami d’ombra la vedetta
il cimitero cani–gatti
gli spiriti elementali la stretta

Qualcuno, altro suono, contava
di loro le note e del padrone
di quanti umido naso annusano vita
ancora, nell’ancora

Tu quel pino ascoltando e la voce
la mano di ruga corteccia leggera
la brezza il mistero la morte l’amore
del fremere il giocatore

La luna di scuro lenire
dal buio nel cono stellare
le notti (e il barone sorride)
magiche imperiture

 

 

Cerchi e cieli magici

Nei cerchi concentrici del verso si annida la vita: si “domina” e sparge l’eco del tempo; si rinnovano presenze contese a cieli vuoti, strappate dal delicato accordo di una parola: per sorridere ancora magiche su luminosi silenzi. (M.R.I.)

 

* Le notti di Casimiro è il titolo dello spettacolo teatrale, scritto da A. Samonà e rappresentato nell’estate del 2012 a Villa Piccolo, dal quale la lirica trae ispirazione.