
Vegliava il grande marittimo
di tanti rami d’ombra la vedetta
il cimitero cani–gatti
gli spiriti elementali la stretta
Qualcuno, altro suono, contava
di loro le note e del padrone
di quanti umido naso annusano vita
ancora, nell’ancora
Tu quel pino ascoltando e la voce
la mano di ruga corteccia leggera
la brezza il mistero la morte l’amore
del fremere il giocatore
La luna di scuro lenire
dal buio nel cono stellare
le notti (e il barone sorride)
magiche imperiture
Cerchi e cieli magici
Nei cerchi concentrici del verso si annida la vita: si “domina” e sparge l’eco del tempo; si rinnovano presenze contese a cieli vuoti, strappate dal delicato accordo di una parola: per sorridere ancora magiche su luminosi silenzi. (M.R.I.)
* Le notti di Casimiro è il titolo dello spettacolo teatrale, scritto da A. Samonà e rappresentato nell’estate del 2012 a Villa Piccolo, dal quale la lirica trae ispirazione.