
Versi spettrali
nelle ore smaltate:
la tenerezza vuota
a braccia aperte.
Sono un mondo
di sangue e stelle
da stordire d’azzurro
(la buca era così profonda
che è tutt’uno tornare bambina
e diventare donna).
La vitalità custodita della Villa
fra pensieri e alberi
forme antiche sotto teli di palpiti:
lo trovai in un cassetto e dentro
una metafora chiamata “Sicilia”,
negli scrigni contrari del cuore
una, nessuna e milleuna.
(Volli essere sua
da quando strappai in fretta il primo fiore
dal mio giardino di parole,
e su quello che lo divide dalla mia pelle
nacque un prato di stelle).
E si a notti sciarriata
cala ciauru mutu
supra i nustri cunti
e non sacciu a unni si[1]
Se i sogni scendono
e sciolgono e slacciano
senza i versi
e non so dove sei…
Viva a parole
La parola poetica vive e fa vivere: apre vaste e contro-verse arcate d’Essere, si fa tempo-luogo d’incontro e racconto… (meta)teatro di ricchezza conflittuale, richiami magici, intense sintonie isolane.